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Essere donne leader è faticoso, ma non è il momento per riposarci

Donne che mancano alle tavole rotonde.
Donne che non firmano pezzi in prima pagina.
Donne che non dirigono aziende, giornali, organizzazioni, ma ci lavorano, ci passano le giornate, la vita, sempre in posizioni subalterne.
Donne che stanno a casa durante gli eventi chiave del loro settore, perdendo occasioni di networking.
Donne che lavorano e nemmeno hanno un conto in banca.

Ne leggo tutti i giorni di titoli così. Di post, di commenti. Di ricerche, come quella del World Economic Forum, in cui si dice che l’Italia è al 70°posto nella classifica mondiale sul Gender Gap, il divario tra uomini e donne per quanto riguarda salario e diritti.

E sabato sera intercetto questi tweet di due contatti, a migliaia di km di distanza tra di loro, in diretta da un evento sui dati il primo e sull’editoria e il giornalismo il secondo. La solita storia, ho commentato.

Mi sono detta “ora basta” e ho scritto questo post.

Perché avevo addosso tutta la stanchezza della trasferta del giorno prima e tra un “chi me la fatto fare” e un “devo dire di no a questi eventi lontani da casa” alla fine ho concluso che l’ho fatto per me, che ne valeva la pena, voglio occupare il posto che mi spetta e il dire di sì lo devo a tutte noi.

Perché l’assenza delle donne nella maggior parte dei contesti citati aumenta quando si diventa madri e si ha a carico l’accudimento della famiglia, cioè praticamente sempre, come spiega il concetto di charge mentale.

Perché lavorare di più, impegnare i weekend o partire in trasferta è faticoso, anche costoso se l’organizzazione della famiglia richiede un aiuto esterno, e la rinuncia è la strada più breve.

Perché anche quando ci chiamano a essere presenti a quelle tavole rotonde di soli uomini, spesso ci facciamo da parte.

Occupiamo gli spazi che ci spettano

Alle donne basta dare il part time e le fai felici.

Così ho sentito dire al direttore di un’azienda durante una consulenza. Perché le donne sono madri e vogliono uscire presto per andare a prendere i bambini all’asilo.

Ma davvero vogliamo lasciare gli uffici e le decisioni più importanti agli uomini, tornando a casa alle 3 del pomeriggio? Con tutto quello che abbiamo fatto per essere lì?

Ho una confessione da farvi: un anno fa ho curato la pubblicazione di un report giornalistico. Ho coinvolto una collega per aiutarmi nella ricerca di autori e autrici e siamo partite da una lista di nomi composta al 70% di donne. Ci hanno detto tutte di no. Quando hai una deadline da rispettare non puoi cercare altri nomi all’infinito, e la pubblicazione è diventata un report in cui gli autori sono tutti maschi. Me ne vergogno ancora oggi, ma in quel momento non avevo alternative.

Ecco perché se ti chiamano a parlare, se ti invitano a scrivere, per favore: devi dire di sì. Anche se sei stanca, se devi dormire un’ora in meno per scrivere quel pezzo, se devi litigare con il partner e cercare una baby sitter all’ultimo momento. Non è il momento di riposarsi ragazze, è il momento di lottare. Ed esserci.

*una nota sul titolo: non voglio autodefinirmi donna leader, ma usare un termine citato spesso dalle ricerche che parlano della scarsità di donne ai vertici delle aziende 🙂

Nella foto in evidenza: Kathrine Switzer, la prima donna a correre la maratona di Boston nel 1967, fino a quel momento riservata ai soli atleti uomini (che infatti tentano di fermarla)..

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