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Metti il bambino nella c̶u̶l̶l̶a̶ cella di calcolo (maternità, again)

[questo scritto è apparso venerdì 11 giugno nella newsletter del venerdì di Dataninja come ultimo “pippozzo” della Preside della Dataninja School. Lo riporto qui perché aggiornare chi mi contatta tramite questo sito]

Ho resistito per 9 mesi, anzi 37 settimane. E alla fine l’ho comprata: Cribsheet, la guida data driven al diventare genitori, scritta dall’economista Emily Oster, docente di economia alla Brown University specializzata in salute pubblica, che già aveva pubblicato un libro sulla gravidanza basata sui dati (anche la sua newsletter è una bomba).

 

 

Dopo aver avuto due figli e innumerevoli consigli non richiesti sulla maternità, letto centinaia di articoli farciti di numeri a caso (o anche senza numeri) sull’importanza dell’allattamento, del cosleeping, delle madri che farebbero meglio a stare a casa da lavoro, Oster ha deciso di affrontare la questione con paper scientifici e dati alla mano. Davvero il latte della mamma fa diventare più intelligenti o è solo un caso di correlazione non causale? Quante probabilità avrò di avere un bambino che soffre di coliche? Cosa dicono i dati sul sonno dei neonati?

Oster cerca di usare i numeri per compiere scelte razionali, ma il suo libro è pieno di episodi ironici che ci fanno rendere conto immediatamente – e chi è genitore lo sa – che “data driven” è un’ambizione e che la realtà è molto più varia.

Però il suo approccio è consolante: quando parla delle crisi pre-serali dei neonati, i loro pianti irrefrenabili e le migliaia di genitori che passeggiano avanti e indietro per ore sperando di farli smettere (il mio record con il primogenito sono 16mila passi tutti in salotto), ci aggiunge delle statistiche: se vogliamo chiamare queste crisi “coliche”, dobbiamo usare la regola del 3, cioè sapere che si tratta di 3 ore di pianto continuo per almeno 3 giorni a settimana per 3 settimane. In uno studio che ha coinvolto 3300 neonati dell’età di 1 mese, solo il 2,2% rispettava la regola del 3. Se decidiamo di allentare la definizione di colica e includere chi piange in quel modo per almeno 1 settimana siamo al 9%.

Ma quando a un gruppo di genitori chiedi se il proprio neonato “piange molto” risponde di sì il 20%.

Io mi sento già meglio.

Anche questo grafico è un bell’esempio di consapevolezza genitoriale basata sui dati. Anzi, data-informed, come piace dire a noi:

 

 

Perché non lo includono nel kit post parto degli ospedali?

Lo trovo meraviglioso, a patto ovviamente di sapere che si tratta di una MEDIA e proprio tuo figlio o tua figlia potrebbe trovarsi molto sotto o molto sopra le curve.

Bene, questi sono i numeri con cui avrò a che fare nei prossimi mesi, quindi meglio che cominci a studiarli bene. Lascio la Dataninja School e la newsletter in ottime mani, intanto preparo la mia cribsheet per l’imminente arrivo del mio dataniño numero 2 (se l’è inventata Nelson questa) e mi raccomando, fate i compiti, che La Preside vi guarda 👀 👋

 

(illustrazione per l’immagine in evidenza: Jan Buchczik)

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