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Come una chef di cucina giapponese a Los Angeles

Quando un cliente torna nel mio ristorante, so già che cosa ordinerà. Così gli servo qualcosa mentre si accomoda al tavolo e in questo modo gli ospiti rimangono sempre stupiti.

Mi chiedono Come lo sapevi? Siete miei clienti, è naturale che io sappia cosa vi piace.

(Niki Nakayama)

 

Quando inauguri un sito il giorno dell’entrata in vigore del temuto Regolamento generale sulla protezione dei dati ti serve una presenza forte al taglio del nastro. A sua insaputa, a fianco a me ho scelto di avere Niki Nakayama, chef del ristorante N/Naka di Los Angeles. Ho conosciuto la sua storia grazie alla serie tv Chef’s Table che guardo su Netflix quando passo le mie pause pranzo a casa da sola, ora che ho abbandonato la sicurezza del cliente fisso e ho una scrivania tutta per me in un angolo di casa curato a ufficio.

Questo è il mio primo sito professionale, dopo più di 13 anni di blog travasati da una piattaforma all’altra, da Splinder a WordPress a Medium. I miei blog sono stati luoghi di condivisione digitale della mia vita privata, aperti prima di tutto per curiosità tecnologica e poi per necessità di continuare a raccontare quello che mi dava ispirazione nel lavoro, nelle letture, nello sport. Ho sempre trovato il modo di scrivere delle persone che incontravo, delle lezioni apprese partecipando a eventi e viaggi in Africa, sul blog e per i giornali con cui ho collaborato.

Ho aperto la partita iva nel 2015 e nemmeno in quel momento ho sentito l’esigenza di uno spazio come questo. Avevo un ottimo cliente fisso – per aspetti economici e tipo di lavoro richiesto – e continuavo a fare la giornalista freelance, più qualche consulenza piccola e corsi di formazione in giro. Un sito col mio nome cognome punto it a cosa mi sarebbe servito? Ad avere più clienti? Per carità, lavoravo dalle 6 del mattino alle 8 di sera, non ne avevo bisogno. Ma nel 2017 è cambiato qualcosa: continuavo a essere cercata per nuove consulenze – quando semini bene in corsi di formazione ed eventi pubblici non devi diventare per forza schiava del tuo personal branding – ma non per il tipo di lavoro per cui mi sarebbe piaciuto liberare qualche ora dalla consulenza praticamente full time che avevo già in atto.

 

E mi sono ricordata di una newsletter di Ivan Rachieli, in cui scriveva:

Se lavori in proprio il passaparola è il tuo nemico numero uno, perché il passaparola funziona come il telefono senza fili: tu dici una cosa all’inizio, e non sai mai che cosa arriverà alla fine. Potrebbe essere l’esatto opposto di quello che hai detto tu, e comunque vada è una cosa su cui non hai il controllo.

Eccomi. Le persone mi trovano con il passaparola. Che è una cosa bellissima, perché vuol dire che hanno stima per me, ma all’epoca non sapevo spiegare che tipo di servizi potevo offrire, o era difficile farli deviare dall’idea iniziale che avevano di me (che per molti era social media manager). Era arrivato il momento di avviare il cantiere per costruire “il posto in cui sentirmi a casa”, come lo ha definito Mariachiara Montera quando ha lanciato il suo sito.

 

Torniamo a Niki Nakayama. Che tiene appunti su tutto ciò che la gente ordina. Sa cos’hanno bevuto, cosa gli è piaciuto, verso cosa si sono orientati. La sua sfida è non ripetere mai gli stessi piatti, ci riesce anche con clienti che tornano nella stessa settimana. Si prende cura di loro.

Mangiare nel suo ristorante deve essere un’esperienza incredibile.

Questo vorrei dire alle persone che mi scelgono: potete essere come Niki Nakayama. Vi spiego come si fa.

 

 

[L’immagine in evidenza è tratta dall’episodio di Chef’s Table dove si parla del ristorante di Niki]

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